“Figlie” è un romanzo intenso che scava nelle ferite del trauma, del pregiudizio e dell’abbandono.
Tutto inizia il 15 settembre 1985, giorno del terzo compleanno di Serena: una data che dovrebbe celebrare la vita e che invece segna la fine della sua infanzia. La bambina si ritrova in questura, tra neon freddi e poliziotti, mentre sua madre siede poco distante con i vestiti sporchi di sangue. Da quella notte Serena cresce in istituto, tra le preghiere delle suore e i colloqui in carcere, dove un vetro separa il suo respiro da quello della madre.
Parallelamente, il romanzo segue Silvia Loffredo, giovane donna intrappolata in una famiglia autoritaria e in un amore che promette libertà ma lascia solo ferite. Serena e Silvia attraversano una Napoli dura, segnata da silenzi, violenza e giudizi.
Sono “figlie e madri di se stesse”, costrette a costruirsi una corazza per sopravvivere. Un’opera potente sulla caduta e sulla forza di rialzarsi.
Tra dolore, rabbia e desiderio di riscatto, “Figlie” racconta il bisogno disperato di essere amate e viste, anche quando il mondo sembra averti già condannata. Una storia cruda e luminosa sulla sopravvivenza dell’anima.
Fino alla fine.




